MARTEDÌ 24 GENNAIO 2023 ORE 21

 

MASSIMO DAPPORTO/
ANTONELLO FASSARI

Il delitto di via dell’Orsina

di  Eugène Labiche
traduzione  Andrée Ruth Shammah e Giorgio Melazzi
con  Susanna Marcomeni, Marco Balbi, Andrea Soffiantini, Christian Pradella,
Luca Cesa-Bianchi
musiche  Alessandro Nidi
scene  Margherita Palli
costumi  Nicoletta Ceccolini
luci  Camilla Piccioni
sagome  Paolo Ventura
produzione  Teatro Franco Parenti/Teatro della Toscana
adattamento e regia  Andrée Ruth Shammah

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Una commedia tra mistero, risate ed equivoci

Una commedia nera, una macchina fatta di trovate, energia, divertimento. Il delitto di via dell’Orsina è uno degli atti unici più conosciuti di Eugène Labiche, padre nobile del vaudeville, talento prolifico e sopraffino capace di svelare, con indiavolate geometrie di equivoci e farse, il ridicolo nascosto sotto i tappeti della buona borghesia.
Due uomini, un ricco nobile ed elegante e un proletario rozzo e volgare, si risvegliano nello stesso letto, hanno le mani sporche, le tasche piene di carbone e non ricordano nulla di quanto accaduto la notte precedente. Quando dal giornale apprendono della morte di una giovane carbonaia si convincono di essere stati loro a commettere l’omicidio. Per i due protagonisti, disposti a tutto pur di sfuggire alla colpa e mantenere le apparenze, non resta che far sparire ogni prova.
La regia mantiene intatta la struttura della pochade e del gioco indiavolato degli equivoci ma vira al noir seminando inquietudini all’ombra di qualcosa che incombe. La Francia perbenista e ottocentesca di Labiche diventa l’Italia del primo dopoguerra, pre-fascista e conformista. Alcune battute e personaggi sono “rubati” da altri lavori del drammaturgo francese per dare più spessore alle sottotrame e rendere più stratificata la vita che c’è dentro. Un sottile turbamento, fatto di piccole sospensioni, guida gli attori. Clownerie e astrazione beckettiana, il ritmo del vaudeville e la tradizione del teatro brillante italiano si incontrano in un vaudeville noir che fa ridere e pensare e che con i suoi vorticosi intrecci riesce a raccontarci, in modo non scontato, il disorientamento che stiamo attraversando. Un atto unico che spinge sul gran gioco del teatro e delle sue possibilità, in cui si inseriscono couplets cantati. Una vicenda fatta di tensioni che gioca con i tanti tic di oggi e mette in scena il contrasto tra come vogliamo apparire e come siamo davvero dentro la solitudine che ci attanaglia.